Manifesto
Ridisegno i gesti di ogni giorno, una luce alla volta.
Non ho un solo punto di partenza. A volte è un problema pratico che voglio risolvere. A volte è un gesto che ripetiamo tutti i giorni senza pensarci, e mi chiedo se esiste un modo migliore di farlo. Altre volte è una forma che ha sempre avuto la stessa geometria, che uso e vedo usare da sempre, finché non smetto di darla per scontata e cerco il modo di renderla diversa — più funzionale, più onesta.
Qualunque sia il punto di partenza, il lavoro è lo stesso: reinterpretare un’abitudine finché non trova una forma nuova, qualcosa che prende peso, temperatura, un posto preciso su un tavolo o appeso a un soffitto.
Lavoro da solo: disegno, stampo, assemblo, fotografo. Non perché il resto non conti, ma perché ogni pezzo che esce da qui ha attraversato le mie mani in ogni suo passaggio, e questo per me non è un dettaglio di processo — è la ragione per cui esiste mapu.lab.
Uso la stampa 3D non come scorciatoia ma come materiale a sé: un filamento tecnico che, strato dopo strato, diventa una scultura che accende una stanza. Non è una lampada di plastica. È tempo, calcolo e pazienza trasformati in qualcosa che puoi accendere la sera.
Ogni collezione che nasce qui parte da un’ossessione piccola — un equilibrio, un materiale, una traiettoria — e diventa un oggetto che qualcuno accende ogni sera senza pensarci più. Va bene così. Non tutto deve essere spiegato per essere sentito.
mapu.lab esiste perché non riuscivo a smettere di farlo. Continua a esistere per lo stesso motivo.
